La storia siamo noi…
Quella frase sui rifiuti
da il Corriere del Mezzogiorno, 08-03-2008
Benvenuto a Pompei, sia pure scherzosamente (in polemica con Berlusconi) come «reperto archeologico», all’onorevole Massimo D’Alema che comincia tra gli scavi la sua campagna elettorale come capolista del Partito democratico. Il ministro degli Esteri uscente si dividerà tra la natia Puglia e la nostra Campania per correre generosamente in soccorso del suo vecchio compagno Bassolino e soprattutto nella speranza di far dimenticare o almeno di attenuare con la sua autorevole presenza la catastrofe politica del centrosinistra.
Nel venire a dare una mano nella più che difficile battaglia per la «riconquista » della regione, D’Alema non ha perso la sua grinta, e tanto meno la sua ben nota autostima, come dimostra non soltanto la spiritosa risposta con la scelta dei gloriosi scavi all’incauto apprezzamento del Cavaliere, ma soprattutto la dichiarazione con cui si è compiaciuto di rivedere lo «splendido posto» sostenendo che la visita a Pompei «servirà per ricordare a tutti che la Campania non è solo qualche sacchetto di spazzatura, ma un luogo straordinario di civiltà».
È una definizione molto lusinghiera, che echeggia quella dei coraggiosi difensori della reputazione della nostra terra, così compromessa dal dramma dei rifiuti, e di cui saremmo assai grati a D’Alema se egli non l’avesse accompagnata con un accenno a «qualche sacchetto di spazzatura» che suona, ci si perdoni il cattivo pensiero, come una ben calcolata sottovalutazione di quel dramma.
In questo caso, dovremmo confessare una sensazione tra disagio e allarme: disagio, per il fuggevole accenno ad una tragedia che rischia invece di pesare per anni sulla sorte del nostro popolo, in primo luogo dei lavoratori del turismo, del commercio e dell’agricoltura; allarme, perché, in quelle quattro parole si avverte il pericolo di un tentativo maldestro, quello di mettere tra parentesi la vicenda maldestra della «monnezza» come una disavventura marginale del governo regionale e di quello nazionale, in nome delle passate nostre glorie storiche e culturali o dell’irresistibile incanto del golfo.
È bene allora ricordare all’illustre visitatore — cui auguriamo naturalmente un successo degno della sua levatura politica — che egli rappresenta, senza dirette responsabilità, una formazione politica in gravissima crisi non già per «ampie e diffuse» responsabilità ma per carenze di governo, di scelte, di coraggio su cui sta indagando addirittura la magistratura e che ricadono naturalmente su chi aveva poteri vasti e personali, anche in conseguenza di un mandato ottenuto con grandissimo consenso popolare.
O si affronta questo problema nei suoi termini precisi e brucianti, o si rischia di lasciare tra le tombe di Pompei ogni speranza di riscatto.
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