Archivio per la categoria ‘Dicono di noi’

Veltroni “benedice” il Partito della Spazzatura

4 Marzo 2008

Ospite di Bruno Vespa, il leader del Pd è tornato sulla questione rifiuti a Napoli e sulla vicenda Bassolino. «Il mio giudizio l’ho già espresso e ho già detto che serve una fase nuova e di discontinuità. Ha ragione Bassolino nel dire che ora, nel mezzo della crisi, non può lasciare» afferma il segretario del Pd. «Finita l’emergenza, però - ribadisce Veltroni - serve un segno di discontinuità profondo, che deve essere sottoposto al giudizio degli elettori. Mi aspetto dalla coscienza di Bassolino, che è una persona responsabile, che, finita l’emergenza, si apra una fase nuova».

Con queste parole il leader del PD ha dato il suo benestare al lancio del Partito della Spazzatura.

La fase nuova di cui parla Veltroni è quella che arriverà il 13 e 14 aprile, quando Bassolino potrà applicare il suo modello all’Italia intera.

Partito della Spazzatura

Elogio del modello Campania

3 Marzo 2008

Marco Travaglio ad Annozero, il 21 febbraio scorso, ha spiegato nel dettaglio il “modello Campania”.

Italiani, non temete: appena vinte le elezioni del 13 e 14 aprile il nostro leader comincerà ad applicarlo alle altre regioni italiane.

Poco più di un mese e tutti potranno finalmente condividere la nostra fortuna

Gli amici si vedono nel momento del bisogno

3 Marzo 2008

Da Corriere.it:

D’Alema in campo per Bassolino: «I rifiuti a Napoli sono problema e responsabilità nazionali e ne rispondiamo tutti, anche Berlusconi»

Il problema dei rifiuti a Napoli è un problema nazionale ed è «eticamente inaccettabile questo scarico di responsabilità su un solo uomo perché è un problema che fa parte della responsabilità del governo nazionale», ha aggiunto D’Alema in un’intervista alla sede romana della stampa estera.

Appunto, è una questione nazionale, è per questo che il Partito della Spazzatura vuole portare Bassolino a Roma.

E poi, è una questione nazionale, ma da qualche parte bisogna pur iniziare, no?!…

Partito della Spazzatura

 

ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA, da Style n. 3/2008

3 Marzo 2008

Dopo anni di latitanza e di sostanziale complicità con lo sfacelo, finalmente, sotto il peso delle centinaia di migliaia di tonnellate di spazzatura che tuttora la sommergono, l’opinione pubblica di Napoli e della Campania sembra cominciare, adesso, a volere farsi sentire. Certo, perlopiù ciò avviene ancora nel modo primitivo con cui in tutta Italia, da nord a sud, si è ormai soliti farsi sentire, e cioè con i blocchi stradali (cui si aggiunge in questo caso l’incendio dei rifiuti), ovvero con proteste sporadiche o, al massimo, con iniziative di risarcimento legale del tipo di quella immaginata dalle associazioni dei commercianti. Voglio dire che ancora manca la minima traccia di quella cosa che si chiama “politica”.

La politica continua a essere sostanzialmente assente, ed è a dir poco sorprendente. È a dir poco sorprendente che in un disastro che colpisce una tra le più grandi regioni del Paese, abitata da circa cinque milioni di persone, che in una catastrofe ecologica che è forse la peggiore in Europa dopo Chernobyl (la spazzatura è niente di fronte all’inquinamento diffuso dei terreni), e che in una situazione di totale collasso amministrativo e istituzionale come questa, non solo continui a mancare un qualsiasi tentativo di dare vita a una forma organizzativa nuova che tenti di convogliare la protesta ponendosi come alternativa rispetto agli inesistenti o corrotti canali tradizionali; ma manchi pure qualunque riflessione, sia pure embrionale, all’altezza della drammaticità delle cose. Eppure senza qualcosa di simile, senza capire le cause profonde e di lungo periodo che hanno condotto alla situazione attuale, non si muoverà mai nulla, e dopo qualche scossa, magari anche violenta, ogni cosa è destinata a restare come prima. È possibile che questa fin troppo ovvia previsione lasci tutti indifferenti, e non metta in moto niente?

GIUSEPPE GALASSO, da la Repubblica del 28 febbraio 2008

3 Marzo 2008

Non ho difficoltà a riconoscere che Bassolino rese un enorme servigio a Napoli dal ’94, quando nel mondo si favoleggiava sulla fortuna di avere un amministratore così entusiasta e carismatico; non nascondo che qualcosa di buono rimane, come il grande lavoro fatto nel campo dei trasporti, della ricerca. Ma poi bisogna essere crudi e realisti: oggi i settori disamministrati dal ceto politico, attraverso un sistema di potere omnicomprensivo che ha coinvolto e foraggiato ogni classe sociale, a cominciare dalla borghesia intellettuale e professionistica, sono così danneggiati da fare affogare in uno stagno torbido anche quel poco di buono che è stato realizzato.